L'account di posta elettronica aziendale del lavoratore deve essere disattivato dal datore di lavoro dopo la cessazione del rapporto

06 febbraio 2020

Il Garante per la protezione dei dati personali, con il provvedimento n. 216 del 4 dicembre 2019, ha chiarito che non è conforme ai principi in materia di protezione dei dati personali la prassi, tutt'altro che infrequente, di alcune Società di reindirizzare automaticamente i messaggi diretti all'account dell’ex dipendente su un diverso indirizzo di posta aziendale.

Il caso esaminato dal Garante è, in particolare, quello di un ex dipendente di una Società chiamato a rispondere in giudizio da quest'ultima della pretesa violazione, dopo la cessazione del rapporto, del patto di non concorrenza con la stessa stipulato.

Nell'ambito del processo i legali dell'Azienda avevano depositato una e-mail estratta dall'indirizzo di posta elettronica dell'ex dipendente, inviata a quest'ultimo da un cliente più di un anno dopo la conclusione del rapporto di lavoro. Da tale produzione il lavoratore aveva scoperto che l'Azienda aveva mantenuto attivo l' indirizzo di posta elettronica a lui riferibile e che aveva preso visione del contenuto delle e-mail a lui destinate. Il lavoratore aveva dunque deciso di presentare reclamo al Garante per la protezione dei dati personali chiedendo che fosse accertata l'illegittimità della condotta aziendale.

L'Autorità di garanzia, dopo aver constatato come fosse significativo il  periodo di tempo in cui l’account aziendale era rimasto attivo e sotto il controllo della Società, ha ritenuto che l’informativa rivolta al lavoratore interessato, in ordine al fatto che l’indirizzo di posta elettronica sarebbe stato controllato dalla Società anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro, avvenuta attraverso modalità verbali, non era idonea a ritenere assolto l’obbligo informativo gravante sul datore di lavoro, quale titolare del trattamento.

Il Garante, dopo aver ricordato poi che, conformemente al costante orientamento della Corte europea dei diritti dell’uomo, la protezione della vita privata si estende anche all’ambito lavorativo, ha evidenziato come lo scambio di corrispondenza elettronica su un account riferibile ad una determinata persona con soggetti interni o esterni alla compagine aziendale configuri un’operazione che consente di conoscere alcune informazioni personali relative all’interessato e pertanto costituisce una forma di corrispondenza assistita da garanzie di segretezza tutelate anche costituzionalmente, la cui ratio risiede nel proteggere il nucleo essenziale della dignità umana e il pieno sviluppo della personalità nelle formazioni sociali.

In effetti l'ex dipendente aveva ricevuto, dopo la cessazione del rapporto, numerose comunicazioni sull’account aziendale contenenti anche messaggi che non erano riferibili all’attività professionale e dunque avevano carattere personale.

Sulla base delle suesposte premesse, il Garante ha, quindi, concluso che, dopo la cessazione del rapporto di lavoro, in conformità ai principi in materia di protezione dei dati personali, il datore è  obbligato a rimuovere l’account di posta elettronica aziendale riconducibile all’ex dipendente e a predisporre le misure idonee ad informare i terzi circa i nuovi indirizzi di posta cui rivolgere le comunicazioni relative all’azienda, impedendo che in tale lasso di tempo possano essere visualizzati i messaggi in arrivo nella casella di posta.

Archivio news

 

News dello studio

apr21

21/04/2020

Quando un reato commesso prima dell’inizio del rapporto può giustificare un licenziamento

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 3076/2020, del 10.02.2020, rifacendosi ad un suo precedente orientamento (Cass. n. 24259/2016), ha confermato il principio secondo cui, in caso di condotta extra-lavorativa

apr7

07/04/2020

Il diritto alla qualifica superiore spetta anche in caso di conferimento frazionato ma sistematico delle mansioni corrispondenti

La Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 1556 del 23 gennaio 2020, ha affermato che la reiterata e sistematica assegnazione del lavoratore a mansioni superiori, pur se frazionata e non continuativa,

mar26

26/03/2020

Al verificarsi di un infortunio non si può supporre automaticamente l'inadeguatezza delle misure di protezione

Il datore di lavoro non risponde dell'infortunio del dipendente se dimostra di aver fornito i dispositivi di protezione individuale del caso, di aver adeguatamente istruito il dipendente sui rischi specifici

News Giuridiche

set29

29/09/2022

Intelligenza artificiale e funzionamento degli organi sociali

<p><strong>Di seguito l'articolo

set29

29/09/2022

Al via la riforma della giustizia civile: le principali novità

Prima del congedo da Palazzo Chigi, il

set29

29/09/2022

Riforma del processo penale: via libera del Consiglio dei Ministri

Il decreto legislativo, approvato in via